Oggi vi diranno tutti che questo è un campionato straordinario, bellissimo, con un testa a testa co­me non si vedeva da anni. Questo, noi, ve lo diremo dopo. Dopo aver sottolineato e urlato come poteva chiudersi questo campionato bellissimo ed incerto: con l’ultimo regalo all’Inter, dopo una serie infinita di errori arbitrali, di ammissioni da parte di Collina, di rigori inesistenti. Ieri, ma lo avete visto?, è stato il giovane Gava a confermare quanto sia forte la suddi­tanza arbitrale nei confronti dei nerazzurri, quanta benevolenza - naturalmente involontaria - ci sia nel trascinare l’Inter verso lo scudetto. Chissà se su quell’abbraccio tra Materazzi e Riganò, che tutto era fuorché rigore, si saranno convinti o pentiti quelli che hanno preferito chiudere gli occhi di fronte allo sfacelo arbitrale o negli ultimi tempi hanno tentato di dimostrare che - no, no - questo è un campionato as­solutamente senza macchia. Ma dove sono, ci hanno detto nelle ultime settimane, questi favori all’Inter?

Chissà cosa avranno prova­to nel vedere quel rigore fi­schiato a un quarto d’ora dalla fine di Inter-Siena, quando la pratica scudetto doveva essere chiusa già da un pezzo e magari ci sarem­mo tutti dimenticati di ciò che è successo a cavallo tra gennaio e marzo. Invece l’Inter stava annaspando e il benevolo occhio arbitrale ha fatto un capolavoro.

Lo avevamo detto, denun­ciato, in settimana. Ma perché affidare le partite scudetto a due giovani? Perché non considerare il campionato ancora aperto, avere rispetto dell’interes­se della gente e delle spe­ranze della Roma? Il desi­gnatore, evidentemente, pensava che due, tre gol, e via: l’Inter avrebbe festeg­giato, alzato la Coppa e chiuso questo campionato di tormenti. Il tormento si è, invece, impossessato dei pensieri del giovane Gava che - anche lui - si è sentito evidentemente sulle spalle tutto il peso di uno psico­dramma. E stordito, in ma­niera sicuramente involon­taria, dal fascino dell’Inter e di tutto ciò che non stava succedendo, ha fischiato un rigore inaccettabile. Ve l’immaginate se quel rigo­re, proprio quel rigore, avesse deciso il campiona­to?

Tutto ciò non è accaduto, perché Materazzi ha pensa­to bene - all’apice della sua smania incontrollabile di protagonismo - di strappa­re l’incarico a Cruz e poi di chiamare Manninger alla parata. Ma resta, incredibi­le, l’epilogo che si stava consumando. Scherzando, un amico mi diceva: tutto ciò è successo perché gli arbitri hanno esagerato nel­la loro sudditanza, nella be­nevolenza, a favore dell’In­ter. Sì, proprio così. Perché se Materazzi fosse stato espulso - come meritava ­per un’entrata durissima su Locatelli, non si sarebbe poi sostituito al portiere su un tiro di Cruz (facendo in­furiare Mancini) e soprat­tutto non avrebbe sbagliato il rigore che sul 2-2 l’arbi­tro avrebbe dato all’Inter. Un peccato, lo abbiamo det­to già altre volte, che que­sto campionato continui ad essere scandito dalle risate di un intero stadio - come successe tempo fa - o dalle battute di protagonisti ed osservatori.

Fatto sta che adesso ci apprestiamo a vi­vere un finale elettrizzante, con l’Inter chiamata a vin­cere un’altra volta a tutti i costi con il Parma. Un’altra volta, già, perché all’anda­ta - ricordate? - successe il finimondo visto che il Par­ma stava vincendo a San Si­ro e fu battuto nel finale da un rigore inesistente (c’è il bollino blu di Collina che ammise pubblicamente l’errore) e dalla conseguen­te (e dunque altrettanto ine­sistente) espulsione di Cou­to. Tutti, all’epoca, scri­vemmo del favore fatto al­l’Inter. È chiaro, invece, (se ci aggiungete anche il gol di Cambiasso in netto fuori­gioco a Catania) che tutti questi errori hanno anche stravolto la corsa alla sal­vezza. Oltre - come diceva­mo - a quella per lo scudet­to, nella quale adesso la dif­ferenza tra Inter e Roma è nell’1-1 di San Siro, quando Mexes fu espulso ingiusta­mente e Burdisso graziato altrettanto ingiustamente.

Restano dunque queste due partite (Parma-In­ter e Catania-Roma) che decideranno lo scudetto e la retrocessione. Con i neraz­zurri ancora nettamente fa­voriti: perché il punto di vantaggio pesa e perché la Roma comunque ha già fat­to il massimo e di più. Si di­scute, a Roma, di cosa e quanto avrebbero potuto fa­re di più i giallorossi. Solo che non è questo il punto. La Roma, indipendente­mente da come andrà a Ca­tania, ha già fatto il suo re­cord storico di punti e di vittorie. Il problema non è capire se la Roma avrebbe potuto fare ancora di più (recuperare, complessiva­mente, rispetto all’anno scorso 21 punti all’Inter!). Il problema è capire, molto più semplicemente o banal­mente, se gli errori arbitra­li hanno piuttosto avvantag­giato l’Inter e permesso ai nerazzurri di non dover sof­frire mai della sindrome da inseguimento. Nella Roma, dunque, non prevalgono i rimorsi. Ma anzi è straordi­nario che i giallorossi siano stati capaci di recuperare dieci punti all’Inter, senza poter neppure contare su Totti. L’Inter insomma re­sta complessivamente la più forte - non c’è squadra che possa ancora portare in panchina alla penultima giornata Crespo e Suazo ,­ma la Roma è stata sicura­mente e nettamente la più brava.

Un bravo, al contrario della classe arbitrale, merita, invece, la categoria dei giocatori. Esemplare il comportamento delle squa­dre, l’alto grado di profes­sionalità espresso. Il Siena, come aveva bloccato dome­nica la Juve, si è ripetuto con l’Inter. L’Atalanta ha fatto soffrire la Roma. Il Napoli ha fermato in ma­niera forse definitiva la rin­corsa del Milan alla Cham­pions. La stessa Juve, senza più obiettivi, non si è fatta minimamente parlar die­tro, pareggiando col Cata­nia e riaprendo tutti i gio­chi in testa e in coda. Anco­ra una volta ci ha pensato Del Piero, che può vincere il titolo dei cannonieri. Una soddisfazione legittima e meritatissima per un cam­pione formidabile che ha convinto Donadoni a non porsi l’inutile domanda sul­l’opportunità di una sua convocazione agli Europei. Ma ci mancava altro…

Nella giornata in cui la Lazio invia un positivo se­gnale di riscatto - a confer­ma che non tutto è da butta­re anche se il gruppo è da rafforzare - i tre scudetti della domenica vanno asse­gnati a Cagliari, Reggina e Fiorentina. Le prime due hanno brindato a una sal­vezza cercata e meritata ed è bello dire che hanno avu­to ragione i presidenti (Cel­lino e Foti) a voler cambia­re, ripagati in pieno da Or­landi e Ballardini. La dimo­strazione che il calcio è di chi ha idee. Le idee mera­vigliose che hanno spinto e sostenuto la Fiorentina, a un passo dalla conquista della Champions. Ci erava­mo permessi, in settimana, di respingere le critiche e i primi malumori per una stagione formidabile che si era ingarbugliata dopo l’amarezza con i Rangers e la sconfitta a Cagliari. La Fiorentina è una realtà, so­lida e bellissima, con una società seria e piena di en­tusiasmo, un allenatore di primissimo livello, un grup­po giocatori che ha voglia di arrivare. E il calcio premia sempre certe qualità.