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«Domani sera nel Moretti potrebbe giocare in tandem con Amauri»
Ranieri: «Infortuni non preoccupano»
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La Juve si muove, Appiah e poi Zabaleta
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Juventus: infortunio per Chiellini
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Del Piero: «Diminuito il gap con l'Inter»
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Juve, dall'Europa i soldi per il mercato
Lo sbarco in Champions vale 30 milioni. Stankovic resta il primo obiettivo
Mellberg prima dell'amichevole
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Vittoria per 4-0 nell'andata dei preliminari di Champions
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Maledetto ginocchio! Ibra si allena ma ha male
Preoccupa il ginocchio sinistro dello svedese che si è allenato a parte.
Inter: Suazo verso il Benfica, arriva Di Maria?
I nerazzurri potrebbero cedere l'honduregno ai portoghesi in cambio di un'opzione sul giovane Di Maria.
La Juve cambia. In difesa arrivano Terlizzi o Domizzi
Con l'infortunio di Giorgio Chiellini, seppur meno grave del previsto, le strategie di mercato della Juve hanno subito un deciso cambio di rotta.
Decide Berlusconi: Shevchenko torna al Milan
Fondamentale un incontro tra il patron rossonero e quello del Chelsea. Il rientro dell'ucraino, però, infoltisce l'attacco e crea problemi per il mercato in difesa.
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Juve: addio Tiago, ancora un colpo in difesa o centrocampo
Il portoghese è destinato all'Everton e a Torino si valuta se rinforzare il reparto arretrato o quello mediano con l'ultimo acquisto del calciomercato.
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Il sito di Alessio e Riccardo
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Duello Inter-Roma, ultima giornata “thrilling”
Chi l’avrebbe mai detto? Questa la
domanda che echeggia da qualche giorno in tutti i discorsi degli sportivi
italiani e che nemmeno il più ottimista dei tifosi romanisti avrebbe potuto
immaginare di farsi dopo Inter-Siena. Sembra proprio che l’Inter non riesca a
garantirsi una stagione tranquilla senza dover rovinare quanto fatto di buono e
soprattutto senza attirare gli sfottò di tutto il popolo “anti-nerazzurro”.
Onore al Siena, già salvo, che aveva promesso il massimo impegno a San Siro e
che tiene in vita più di una speranza della Roma. Ma onore anche alla squadra di
Spalletti capace di non mollare anche quando il distacco dalla capolista era più
che consistente e di sopperire alla assenza del giocatore più importante,
capitan Totti. Non resta che godersi questo finale di stagione che mai come
quest’anno vede tante squadre in lotta per i rispettivi obiettivi. Oltre allo
scudetto infatti è da stabilire chi andrà in Champions tra Milan e Fiorentina,
chi in coppa UEFA e chi accompagnerà il Livorno in serie B. Dopo gli ultimi due campionati, uno
vinto a tavolino l’altro stravinto sul campo dall’Inter, finalmente uno scudetto
“sudato” e conteso a fior fior di squadre. I nerazzurri hanno l’obbligo di
cucirsi sul petto il tricolore per tanti motivi a cominciare proprio dal rischio
di vedersi “delegittimare” i due precedenti conquistati in modo “anomalo” tra
scandali e penalizzazioni. La squadra di Mancini non è al top della condizione
psico-fisica e a questo punto dell’anno potrebbe essere un handicap decisivo. Il
rigore sbagliato da Materazzi poi ha generato una psicosi da “jella” difficile
da superare. A questo si aggiunge la situazione di alcuni pilastri del team di
Moratti: Chivu e Cambiasso sono out per infortunio, Stankovic ha sempre qualche
problemino fisico, Zanetti appare stanco, Julio Cesar non è più la “saracinesca”
di qualche tempo fa e di Ibrahimovic si sono perse le tracce anche se, notizia
dell’ultima ora, Mancini domenica spera di riuscire a portarlo almeno in
panchina. Il quadro non è confortante ma peggio sta l’avversario dei nerazzurri,
il Parma, che deve vincere assolutamente e sperare nella vittoria della Roma a
Catania per rimanere un altro anno in serie A. Oltretutto il presidente
gialloblù, Ghirardi, si è complicato la vita andando ad esonerare Cuper a pochi
giorni dal match più delicato della storia recente del Parma. Il neo tecnico dei
ducali, Manzo, dovrà fare un autentico miracolo domenica dovendo giocare senza
Rossi, Dessena e Mariga (squalificati) e dovendo riuscire ad arginare la rabbia
di una squadra che, se pur non al meglio, è sempre la più forte del campionato.
L’Inter non vince da 2 gare e domenica, oltre al campionato, si gioca la faccia
per cui appare difficile che non emerga l’orgoglio a scapito della voglia di
salvezza degli emiliani capaci di 1 sola vittoria nelle ultime 8 giornate.
Mancini
e il latitante: a Moratti non va giù Caso intercettazioni: un ex poliziotto..
un mese fa ad Appiano ha fatto allontanare il pregiudicato Brescia, ospite
fisso
Non la voleva proprio, Massimo Moratti, questa storia delle
telefonate con pregiudicati e latitanti, intercettate dai Ros dei carabinieri.
Non una, due telefonate: ben 1.686 intercettate in meno di un anno, dal 2006 al
2007. Il faldone di chi è indagato ed era intercettato è per roba pesante: droga
a chili. Ma i precedenti penali sono anche più imbarazzanti. Con questa gente
gli interisti parlano di persona e al telefono molto più di quanto Moratti abbia
fatto con i suoi tesserati negli anni di contratto. Però Moratti di far piazza
pulita nell'Inter ci ha pensato da tempo assumendo il vice capo della polizia,
diventato vice direttore generale Stefano Filucchi. E un mese fa anche un
validissimo ex agente xxxxx, dal quale è partito l'altolà alla frequentazione di
Appiano Gentile di Domenico Brescia, uomo di casa molto più di un sarto, quale
egli è. Che però veniva informato dagli amici della Pinetina di venire nei
giorni in cui i controllori controllavano altrove. Insomma, Moratti non dormiva
e adesso dorme ancora meno. Cadono le braccia a Moratti, che per pagare i suoi
dipendenti chiude il bilancio con 206 milioni di perdita, nello scoprire che per
acquistare a metà prezzo auto, gioielli, beni di lusso ma anche stupidaggini i
suoi si rivolgono a Brescia e ad altri. E se nelle telefonate Materazzi ha
bisogno di Brescia per i cartoni per il trasloco o altri nerazzurri
assolutamente di lui per accorciare i pantaloni e far riparare l'auto alla
moglie o rifornirsi di stampelle (Mancini), il quadro che è emerge non è
brillante......
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News
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martedì 13 maggio 2008
EURO 2008/ L'INFORMAZIONE: LISTA DONADONI CON DEL PIERO E INZAGHI
Quotidiano pubblica in anteprima i 29 convocati ritiro
Covercianopostato
4 ore fa da APCOM
Roma, 13 mag. (Apcom) - "Si" ad Alex Del Piero e Pippo Inzaghi, "no" ad
Antonio Cassano. Sarebbero queste, secondo l'anticipazione pubblicata oggi dal
quotidiano "L'Informazione", le novità più interessanti nella lista dei 29
calciatori che il commissario Roberto Donadoni convocherà per il ritiro di
Coverciano, dove l'Italia preparerà l'avventura ad Euro 2008. Il gruppo, poi,
verrà ridotto a 23 elementi quando Donadoni dovrà consegnare la lista alla Uefa.
Secondo quanto ha appreso L'Informazione, il ct azzurro convocherà dunque tre
portieri (Buffon, Abbiati ed Amelia), dodici difensori (Barzagli, Bonera,
Cannavaro, Cassetti, Chiellini, Gamberini, Grosso, Materazzi, Oddo, Panucci,
Tonetto e Zambrotta), otto centrocampisti (Ambrosini, Aquilani, Camoranesi, De
Rossi, Gattuso, Montolivo, Perrotta e Pirlo) e sei attaccanti (Del Piero, Di
Natale, Borriello, Quagliarella, Toni e Rocchi).
La più nutrita è dunque la pattuglia della Roma, con sei convocati, mentre
cinque appartengono al Milan, quattro alla Juve e solo uno all'Inter.
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Alessandro Vocalelli corrieredellosport.it
QUELLA SUDDITANZA CHE CONDIZIONA TUTTO
Oggi vi diranno tutti che questo è un campionato straordinario, bellissimo,
con un testa a testa come non si vedeva da anni. Questo, noi, ve lo diremo
dopo. Dopo aver sottolineato e urlato come poteva chiudersi questo campionato
bellissimo ed incerto: con l’ultimo regalo all’Inter, dopo una serie infinita di
errori arbitrali, di ammissioni da parte di Collina, di rigori inesistenti.
Ieri, ma lo avete visto?, è stato il giovane Gava a confermare quanto sia forte
la sudditanza arbitrale nei confronti dei nerazzurri, quanta benevolenza -
naturalmente involontaria - ci sia nel trascinare l’Inter verso lo scudetto.
Chissà se su quell’abbraccio tra Materazzi e Riganò, che tutto era fuorché
rigore, si saranno convinti o pentiti quelli che hanno preferito chiudere gli
occhi di fronte allo sfacelo arbitrale o negli ultimi tempi hanno tentato di
dimostrare che - no, no - questo è un campionato assolutamente senza macchia.
Ma dove sono, ci hanno detto nelle ultime settimane, questi favori all’Inter?
Chissà cosa avranno provato nel vedere quel rigore fischiato a un quarto
d’ora dalla fine di Inter-Siena, quando la pratica scudetto doveva essere chiusa
già da un pezzo e magari ci saremmo tutti dimenticati di ciò che è successo a
cavallo tra gennaio e marzo. Invece l’Inter stava annaspando e il benevolo
occhio arbitrale ha fatto un capolavoro.
Lo avevamo detto, denunciato, in settimana. Ma perché affidare le partite
scudetto a due giovani? Perché non considerare il campionato ancora aperto,
avere rispetto dell’interesse della gente e delle speranze della Roma? Il
designatore, evidentemente, pensava che due, tre gol, e via: l’Inter avrebbe
festeggiato, alzato la Coppa e chiuso questo campionato di tormenti. Il
tormento si è, invece, impossessato dei pensieri del giovane Gava che - anche
lui - si è sentito evidentemente sulle spalle tutto il peso di uno psicodramma.
E stordito, in maniera sicuramente involontaria, dal fascino dell’Inter e di
tutto ciò che non stava succedendo, ha fischiato un rigore inaccettabile. Ve
l’immaginate se quel rigore, proprio quel rigore, avesse deciso il
campionato?
Tutto ciò non è accaduto, perché Materazzi ha pensato bene - all’apice della
sua smania incontrollabile di protagonismo - di strappare l’incarico a Cruz e
poi di chiamare Manninger alla parata. Ma resta, incredibile, l’epilogo che si
stava consumando. Scherzando, un amico mi diceva: tutto ciò è successo perché
gli arbitri hanno esagerato nella loro sudditanza, nella benevolenza, a favore
dell’Inter. Sì, proprio così. Perché se Materazzi fosse stato espulso - come
meritava per un’entrata durissima su Locatelli, non si sarebbe poi sostituito
al portiere su un tiro di Cruz (facendo infuriare Mancini) e soprattutto non
avrebbe sbagliato il rigore che sul 2-2 l’arbitro avrebbe dato all’Inter. Un
peccato, lo abbiamo detto già altre volte, che questo campionato continui ad
essere scandito dalle risate di un intero stadio - come successe tempo fa - o
dalle battute di protagonisti ed osservatori.
Fatto sta che adesso ci apprestiamo a vivere un finale elettrizzante, con
l’Inter chiamata a vincere un’altra volta a tutti i costi con il Parma.
Un’altra volta, già, perché all’andata - ricordate? - successe il finimondo
visto che il Parma stava vincendo a San Siro e fu battuto nel finale da un
rigore inesistente (c’è il bollino blu di Collina che ammise pubblicamente
l’errore) e dalla conseguente (e dunque altrettanto inesistente) espulsione di
Couto. Tutti, all’epoca, scrivemmo del favore fatto all’Inter. È chiaro,
invece, (se ci aggiungete anche il gol di Cambiasso in netto fuorigioco a
Catania) che tutti questi errori hanno anche stravolto la corsa alla salvezza.
Oltre - come dicevamo - a quella per lo scudetto, nella quale adesso la
differenza tra Inter e Roma è nell’1-1 di San Siro, quando Mexes fu espulso
ingiustamente e Burdisso graziato altrettanto ingiustamente.
Restano dunque queste due partite (Parma-Inter e Catania-Roma) che
decideranno lo scudetto e la retrocessione. Con i nerazzurri ancora nettamente
favoriti: perché il punto di vantaggio pesa e perché la Roma comunque ha già
fatto il massimo e di più. Si discute, a Roma, di cosa e quanto avrebbero
potuto fare di più i giallorossi. Solo che non è questo il punto. La Roma,
indipendentemente da come andrà a Catania, ha già fatto il suo record storico
di punti e di vittorie. Il problema non è capire se la Roma avrebbe potuto fare
ancora di più (recuperare, complessivamente, rispetto all’anno scorso 21 punti
all’Inter!). Il problema è capire, molto più semplicemente o banalmente, se gli
errori arbitrali hanno piuttosto avvantaggiato l’Inter e permesso ai
nerazzurri di non dover soffrire mai della sindrome da inseguimento. Nella
Roma, dunque, non prevalgono i rimorsi. Ma anzi è straordinario che i
giallorossi siano stati capaci di recuperare dieci punti all’Inter, senza poter
neppure contare su Totti. L’Inter insomma resta complessivamente la più forte -
non c’è squadra che possa ancora portare in panchina alla penultima giornata
Crespo e Suazo ,ma la Roma è stata sicuramente e nettamente la più brava.
Un bravo, al contrario della classe arbitrale, merita, invece, la categoria
dei giocatori. Esemplare il comportamento delle squadre, l’alto grado di
professionalità espresso. Il Siena, come aveva bloccato domenica la Juve, si è
ripetuto con l’Inter. L’Atalanta ha fatto soffrire la Roma. Il Napoli ha fermato
in maniera forse definitiva la rincorsa del Milan alla Champions. La stessa
Juve, senza più obiettivi, non si è fatta minimamente parlar dietro,
pareggiando col Catania e riaprendo tutti i giochi in testa e in coda. Ancora
una volta ci ha pensato Del Piero, che può vincere il titolo dei cannonieri. Una
soddisfazione legittima e meritatissima per un campione formidabile che ha
convinto Donadoni a non porsi l’inutile domanda sull’opportunità di una sua
convocazione agli Europei. Ma ci mancava altro…
Nella giornata in cui la Lazio invia un positivo segnale di riscatto - a
conferma che non tutto è da buttare anche se il gruppo è da rafforzare - i tre
scudetti della domenica vanno assegnati a Cagliari, Reggina e Fiorentina. Le
prime due hanno brindato a una salvezza cercata e meritata ed è bello dire che
hanno avuto ragione i presidenti (Cellino e Foti) a voler cambiare, ripagati
in pieno da Orlandi e Ballardini. La dimostrazione che il calcio è di chi ha
idee. Le idee meravigliose che hanno spinto e sostenuto la Fiorentina, a un
passo dalla conquista della Champions. Ci eravamo permessi, in settimana, di
respingere le critiche e i primi malumori per una stagione formidabile che si
era ingarbugliata dopo l’amarezza con i Rangers e la sconfitta a Cagliari. La
Fiorentina è una realtà, solida e bellissima, con una società seria e piena di
entusiasmo, un allenatore di primissimo livello, un gruppo giocatori che ha
voglia di arrivare. E il calcio premia sempre certe qualità.
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| Povero Mancio, a Parma arbitra il `nemico`
Rocchi |
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(AGM-DS) - 16/05/2008
12.33.15 - (AGM-DS) - Milano, 16 maggio
- E adesso guai a chi parlera` di arbitri benevoli nei confronti dell`Inter. Le
designazioni di Collina per l`ultima giornata riservano una spina (un`altra) a
Roberto Mancini e ai nerazzurri. La gara del `Tardini`, che di fatto decidera`
le sorti di un`intera stagione, e` stata affidata a Gianluca Rocchi, fischietto
della sezione di Firenze. Il problema e` che lo stesso arbitro era stato
attaccato dal tecnico interista nel dopogara di Genoa-Inter, quando le frasi
sibilline del Mancio accesero una polemica piuttosto ruvida con il `nemico`
mediatico per eccellenza, l`opinionista di `Sky` Massimo Mauro.
In
quell`occasione, l`allenatore marchigiano aveva contestato l`espulsione di
Pele`, giudicata eccessiva e decisiva per l`esito della trasferta ligure (la
partita si era chiusa sul risultato di 1-1). `Rocchi e` particolarmente
sfortunato con noi...`, aveva sottolineato Mancini dopo aver criticato
l`atteggiamento dell`arbitro toscano. `Ci ha diretto in tre occasioni e non
siamo mai riusciti a finire in undici`, la successiva entrata a gamba tesa
del tecnico nerazzurro. A dirla tutta, la memoria del timoniere della Beneamata
aveva fatto cilecca, se e` vero come e` vero che Pele` risulta l`unico giocatore
espulso nelle tre gare arbitrate da Rocchi in questa stagione. Il dramma e` che
tutte e tre le volte l`Inter ha pareggiato 1-1 (con Juventus, Sampdoria e
appunto Genoa); ma questo risultato non sarebbe il massimo contro i ducali... Il
bilancio complessivo di Rocchi con i nerazzurri in campionato e` positivo: nelle
altre tre occasioni che ha diretto partite dei milanesi e` andata sempre bene;
1-0 alla Reggina e 2-0 nella trasferta dell`Olimpico con la Lazio, nella scorsa
stagione; altro 2-0, stavolta con il Parma (il precedente qui e` incoraggiante)
nel campionato 2005/06. L`ultima gara arbitrata e` l`andata delle semifinali di
coppa Italia contro la Lazio, chiusa a reti bianche.
Per completare la
giornata `sfortunata`, o particolare, di Collina, c`e` da registrare lo strano
caso di Empoli-Livorno. Il derby toscano, che decidera` il destino degli uomini
di Cagni, sara` arbitrato dal corregionale Matteo Trefoloni, nato a Siena. Non
sono scelte all`insegna della prudenza, ma non sempre il coraggio e` incoscienza
e il designatore si augura di poterla scampare, almeno stavolta.
(R. Datasport, DTS |
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Il dispetto
della Juve al Catania
Il
pareggio di Alex rianima il Parma. Ranieri: «Rompiscatole fino alla fine»
MASSIMILIANO NEROZZI la stampa
TORINO Concessa l’indulgenza plenaria ai propri
idoli grazie a una stagione sorprendente, ieri il popolo bianconero radunato
dentro l’Olimpico avrebbe digerito di tutto, pure un’avvilente sconfitta
domestica contro un Catania planato a Torino con zero vittorie fuori, mai però
avrebbe perdonato il dono dello scudetto all’Inter: ha levato l’incubo, e la
figuraccia, la spaccata di Alex Del Piero, che al 44’ della ripresa ha buttato
dentro un cross di Chiellini, impattando la partita. E modificando radicalmente
l’altimetro dell’ultima tappa: con i siciliani vincenti, il Parma sarebbe stato
aritmeticamente retrocesso e, va da sè, una spianata per i nerazzurri, domenica
prossima. Invece, l’ultimo viaggio dell’Avversario sarà in ripida
salita.
Basta e avanza, alla fine, per far festa a tutta la compagnia
(esclusi Camoranesi, Nedved e Trezeguet, che neppure s’affacciano), soprattutto
per gente che, dagli spalti, ha avuto più occhi per il tabellone luminoso dei
risultati dagli altri campi, e orecchie alle radio, che sguardi sul prato
davanti. Così, dunque, la Juve si salva pomeriggio e reputazione, perché
concedere il replay della sconfitta interna dell’anno passato contro lo Spezia
(2-3), sarebbe stato piuttosto imbarazzante. Stava quasi per riuscirci, però, e
già questo risultava preoccupante: va bene che dall’altra parte ci si giocava la
salvezza, ma chissà se le motivazioni possono pareggiare in un colpo una
differenza di 35 punti e 37 gol. Miracoli italiani.
Non che la Juve,
pardon, Del Piero, non attacchi, ma gli spari sono sempre fuori bersaglio: Alex
dopo 6’, lanciato da Tiago, e quattro minuti più tardi, sempre lui, sventola
alta. Lasciamo perdere la ferocia incontentabilità invocata da Ranieri la scorsa
settimana: nemmeno i Ris ne avrebbero trovata traccia. Pure se i colpi da fuori
continuano: gran botta di Sissoko (sopra la traversa) e bella combinazione
Trezeguet-Del Piero (a lato di nulla). Unico assalto catanese, un bolide di
Vargas su punizione: diretta sui guantoni di Buffon.
Ma basta un
pasticcio, per far felice la debolissima concorrenza: capita dopo tre minuti di
ripresa, quando Buffon e Chiellini regalano a Martinez una palla che
l’attaccante trascina in porta da pochi passi. Lo stadio, quasi non se ne
accorge, preso dall’altalena di San Siro e dalle mazzate al Milan che arrivano
da Napoli. Insomma, molto si gode per le sventure altrui, salvo poi dare
un’occhiata alla classifica, e capire che la salvezza del Catania dannerebbe il
Parma, ultimo ostacolo fra l’Inter e il tricolore. «Siamo stati rompiscatole
fino alla fine - dirà alla il tecnico bianconero - e ne è venuto fuori un
campionato incredibile. Noi non abbiamo mai mollato e non volevamo fare brutta
figura davanti al nostro pubblico».
Giurerà, poi, di aver avuto testa
solo per la propria partita, senza sguardi altrove, ma diversi giocatori
spiegheranno che s’intuiva benissimo cosa stava succedendo: «Bastava ascoltare
le reazioni di tutto lo stadio». Solo che, la partita s’era già mangiata tempo e
chance: stop sbagliato di Trezeguet in zona pericolo (18’ st) e sparo addosso a
Bizzarri, da dove il francese, solitamente, non fa prigionieri (42’ st). Ormai,
il regalo all’Inter pareva impacchettato. Riesce a trasformarlo in dispetto Del
Piero, allungando la zampa su un bel cross di Chiellini, alle soglie del
recupero. Parma di nuovo in bilico, sul sentiero dell’Inter: ieri, a Torino,
quello contava.
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Juve-Nedved, fumata grigia. La strada per l'accordo e'
lunga
Ven 09 Mag, 08:28
PM
Il futuro di Nedved non e'' ancora scritto: si e'' risolto in una fumata
grigia l''incontro tra il ceco e l''amministratore delegato della Juventus Jean Claude Blanc, intenzionata a
proporgli un altro anno di contratto facendolo ricredere dall''annunciato
proposito di dare l''addio al calcio.
L''ex pallone d''oro, accompagnato dal procuratore Mino Raiola, non ha
trovato l''accordo economico con il club e a fine riunione e'' uscito dalla sede
bianconera commentando con un sarcastico "E'' andata benissimo". Difficile
ipotizzare una rottura tra le parti, ma e'' probabile che la Juve non sia
disposta a dare al giocatore l''adeguamento economico richiesto. Quasi
sicuramente le parti si vedranno ancora, anche se in via ufficiale non e'' stato
messo in agenda ancora nessun nuovo appuntamento. .
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Un uomo solo
al mercato
Secco ko,
il peso della nuova Juve è su Blanc. Da Amauri a Nedved: per ora nessuno
socnto
FABIO VERGNANO
TORINO Jean-Claude Blanc, amministratore delegato
della Juventus dal giugno 2006, ha conosciuto il calcio infilandosi in un tunnel
di difficoltà. Si è ritrovato al vertice della squadra bianconera, insieme a
Giovanni Cobolli Gigli, dopo Calciopoli e con la B sulla porta di casa. Blanc,
grande manager di grandi manifestazioni sportive non calcistiche, prima ha
dovuto imparare l’italiano, poi conoscere il calcio. Che, come gli scatoloni con
i bicchieri di cristallo, va maneggato con cura. Poteva spaventarsi? Forse, ma
non ne ha avuto tempo. Si è fatto risucchiare nel tritatutto e ha preso
confidenza con la materia. Al punto che adesso si concede anche una battuta: «Al
contrario di quanto molti sostengono, il calcio non è così complicato, non è un
intervento a cuore aperto». Negli ultimi due giorni, comunque, ha capito che è
vero che non è indispensabile essere Barnard per operare in questo mondo di
matti, ma che ci vuole comunque mano ferma e tanta pazienza. Soprattutto se i
personaggi con cui ti devi confrontare è gente smaliziata che a volte usa metodi
poco oxfordiani nel gestire gli affari.
In realtà Blanc sarebbe stato volentieri a curare le sue carte piene di cifre
a sei zeri per far quadrare il bilancio della Juve tramortita da Calciopoli,
invece Alessio Secco, il ds che vanta un’esperienza mercatistica da veterano a
confronto di quella del suo diretto superiore, ha scelto il periodo giusto per
cadere dalla moto e finire in ospedale. Sono i casi della vita. Così Blanc ha
preso l’agenda e si è segnato gli appuntamenti che in condizioni normali
sarebbero toccati a Secco, con la sua supervisione economica. Non roba da poco.
Fino a giugno 2007 c’era ancora Bettega operativo. Ora tocca a lui rinforzare la
Juve con vista Champions. Giovedì Blanc ha cominciato la sua ventiquattr’ore di
trattative ricevendo i Grimaldi, Mariano e Vittorio, procuratori di Amauri. Non
uno, ma due «squali» da tenere a bada. Con il suo italiano francesizzato, ha
spiegato ai Grimaldi che anche per uno che viene da Parigi, 4,8 milioni di euro
di ingaggio per il brasiliano sono una pazzia. Almeno per la Juve che ha
lasciato Flamini al Milan per non svenarsi. Amauri è un campione, serve a
Ranieri, tuttavia Blanc non perde mai di vista il bilancio e così, soltanto per
un milione di meno, il centravanti potrà indossare la maglia bianconera. Si
rivedranno la prossima settimana, Blanc aspetta che i Grimaldi facciano un passo
indietro. Lui ne farà volentieri uno piccolo in avanti. Stessa storia ieri per
Nedved, presentatosi alle 14 al cospetto di Blanc con il suo manager, Mino
Raiola. Altra trattativa delicata, perché pure a Pavel è stato chiesto di
ridursi lo stipendio per la prossima stagione, quasi sicuramente l’ultima da
giocatore. Il ceco ha un contratto che scade fra un mese e mezzo, Raiola dice
che lui aspetta e crede che la Juve abbia ancora tanto bisogno di Nedved, oggi
pagato con 3,8 milioni stagione.
E’ vero alla Juve serve Pavel, soprattutto se non troverà un alter ego
attendibile. «Quando ci vedremo fra pochi giorni, sarà per decidere: o si firma,
o ci lasciamo. Non ne faremo una telenovela». Blanc non ha mosso un muscolo in
più del dovuto. Fermezza su tutta la linea. Oltre i 2,5 non si va. Prima di
tornare a casa, secondo meeting della giornata. Davanti a lui due smaliziati
come Vigorelli e Morabito. Gli hanno proposto Sagnol, terzino trentunenne del
Bayern. Quello che la Juve voleva già nel 2005, poi Moggi e Rummenigge
litigarono. Ne riparleranno.
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Platini
boccia Silvio Berlusconi: “Si scordi il progetto Superlega” Il
francese: «Parla da presidente del Milan ma ora è un primo ministro»
MARCO ANSALDO - lastampa.it
INVIATO AD AGRATE CONTURBIA
Il campo non è neppure
un campo. E’ un cortile in erba appiccicato alla canonica, sotto il campanile
della chiesa di San Giorgio che da novecento anni scandisce le ore della vita
tranquilla di Agrate Conturbia, 550 abitanti al confine tra il Piemonte e la
Lombardia. Sono venti metri per venti di spazio, due porte da calcetto e, dietro
ad una di esse, hanno piazzato lo scivolo sul quale i bambini si arrampicano
salendo rigorosamente dalla discesa perchè a farlo dalla scaletta non ci sarebbe
gusto. Il fatto curioso è che per inaugurare questo impiantino della nostra
adolescenza hanno chiamato il presidente della Uefa, Michel Platini, nemmeno
fosse Wembley. Non bisogna stupirsi. C’è chi può e chi non può. Io può, avrebbe
detto la buonanima di Angelo Massimino, il presidente del Catania ai tempi in
cui Michel arrivò alla Juventus. Sì, ad Agrate Conturbia possono. Perchè
Platini nasce in Lorena ma le sue radici sono in questa frazione a una trentina
di chilometri da Novara, dove oggi che è tornato il sereno alzi lo sguardo e
vedi le Alpi che sembra di toccarle. «Mio nonno partì da queste case per la
Francia - racconta un Platini quasi vacanziero noostante indossi la giacca
ufficiale della Uefa -. E i miei genitori parlavano il piemontese anche se io
non l’ho mai imparato e quando venivo qui in vacanza, da bambino, faticavo a
farmi capire con il francese». Mica vero. «Ad agosto, in quegli anni, c’erano
più francesi che italiani - ricorda un vecchio compagno di giochi, Cesare Tosi
-. Erano figli e nipoti degli emigrati che rientravano tutti per le
ferie». i Platini ci venivano con una Peugeot 405 verde. Altri tempi.
«Vivevo in una fattoria - racconta Michel - ed era un mondo insolito per me che
abitavo tra le ciminiere. Per un mese all’anno mi piacevano il profumo dell’erba
tagliata e vivere vicino alle bestie, portando il fieno in paese con l’asino,
anche se la salita era dura». Per lui è un giorno rilassato. Ha mangiato la
pasta al pomodoro da sua cugina Stefanina, l’ultima parente diretta, che fa la
volontaria della Cisl a Novara. Si è stiracchiato sulle seggiole in cortile.
Poi, al campetto, ha ascoltato con aria divertita i discorsi quasi imbarazzati
di gente che non fa l’oratore di mestiere fino all’invito a tirare due calci, ma
proprio due, con bambini che non lo mitizzano perchè non l’hanno mai visto
giocare. «Non sono qui per nostalgia ma perchè quando vuoi andare in qualche
posto devi sapere da dove vieni - ha spiegato Platini - e mio padre mi diceva
che se avessi fatto un’altra scelta avrei potuto giocare per l’Italia e vincere
il Mondiale. Un campo di parrocchia è come una piccola società di calcio, in un
posto si cura un po’ più il pallone nell’altro l’anima però in entrambi c’è lo
sforzo del volontariato per far crescere bene i ragazzi». E’ uno dei suoi
temi di presidente che vorrebbe frenare la corsa dissennata verso l’affarismo
senza etica nè tradizione. «Mi ha molto sorpreso - ha proseguito - l’ultima
uscita di Berlusconi che vorrebbe far giocare un campionato solo tra grandi
club, escludendo le piccole città: non è il discorso di un primo ministro che
dovrebbe guardare all’interesse di tutti i cittadini. Ha parlato soltanto da
presidente del Milan,l adesso lo deve lasciare, no?». E le difficoltà che lo
sponsor metterebbe al trasferimento di Ronaldinho a Milano non sono un altro
segno dei tempi? «Credo che Ronaldinho andrà dove vorrà. Nessuno sponsor può
mettere abbastanza soldi da condizionare un calciatore che sa di guadagnare
comunque». A chi gli chiede se Del Piero è da Nazionale risponde «sono cavoli
vostri, io ormai non parteggio nè entro nelle scelte di nessuno. Guardo in tv il
Nancy come il St.Etienne perchè sono il mio passato, seguo la Fiorentina di
Prandelli o l’Irlanda del Trap ma a 52 anni non posso più essere un tifoso.
Neppure della Juve benchè sia stata importantissima. Se ci fossi arrivato a 17
anni come Del Piero ne sarei stato una bandiera come lui, invece ci ho passato
solo 5 anni che però sono bastati a vincere tutto quello che si poteva e per
questo nel mondo mi vedono come un simbolo juventino quasi più che della
Francia». «Della Juve - aggiunge - mi ha impressionato la capacità di gestire il
ritorno dalla serie B che sembrava un dramma e invece è già dimenticato grazie
ai nuovi risultati: i dirigenti hanno valutato bene chi poteva andare via e chi
doveva restare, hanno evitato di distruggere ciò che c’era nonostante sia sempre
più facile distruggere che costruire. Sono stati bravi».
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da lastampa.it
Juve: è l'ora di giocare non di pagare Cobolli
Gigli contro il nuovo deferimento MASSIMILIANO NEROZZI INVIATO AD
ALBA
Scuote la testa, Giovanni Cobolli Gigli, e apre il palmo delle mani,
come dire «andiamoci piano», quando presentando le medaglie della Juve si
fermano a ventisette scudetti: «Non ne ha ventisette - precisa qualche minuto
dopo il presidente bianconero dal palco - perché nel suo cuore e nei piedi dei
suoi campioni ce ne sono ventinove. E quei due sono stati tolti per colpe che
qualcuno ha deciso di attribuirci». Basta, per innescare l’applauso più rumoroso
dentro al piccolo teatro sociale di Alba, nel cuore delle Langhe, sessanta
chilometri da Torino, dove Cobolli Gigli e Claudio Ranieri sono ospiti di Vinum.
Dentro la Juve e fra la sua gente, non c’è il presentimento di
catastrofe imminente che s’aggirava nel 2006, ma fastidio sì. Mica è un caso se
il presidente, fra battute sulla passione per il vino («capita ne beva più un
bicchiere di troppo che un bicchiere di meno»), ricordi il deferimento che ha
colpito la Juve mercoledì, «per responsabilità diretta» nelle attività di
Luciano Moggi. Senza una domanda, un’imbeccata, il messaggio decolla in
automatico: «Qualcuno - dice - sta pensando nuovamente di portare la Juve in
ambienti non di calcio: la vostra preoccupazione, è la mia. Però, abbiamo già
espiato: e non è più il momento di pagare, ma sarebbe ora di concentrarci sullo
sport. Siamo convinti di aver già pagato un prezzo molto salato. Così come i
nostri campioni e quelli costretti a lasciarci, sono convinti di aver vinto
quegli scudetti sul campo, con onestà e gloria sportiva». Applausi.
Non
ci sono più di cento persone, dentro al teatro, ma paiono un buon campione dei
tifosi bianconeri che, da due giorni, affidano la loro rabbia ai blog su
internet o alle discussioni per la strada. Impregnate di cattivissimi pensieri,
illazioni e indimostrabili sospetti: proprio ora sparano sulla Juve - è la tesi
- con la Champions in mano e il Milan lontano. Calciopoli non è mai stata
digerita, se mai ci fosse qualche dubbio. «Queste sono cose che ho sentito in
giro, ma alle quali ovviamente non posso assolutamente credere. Altrimenti non
sarei qui a fare il presidente», taglia via tutto Cobolli Gigli. Il fastidio per
un nuovo processo, pur con rischi assai minori, resta, ancor più con l’annuncio
arrivato sullo sprint della stagione: «Sono cose che non si augurerebbe di
ripetere. Ma la risposta della squadra e del tecnico sarà una determinazione
ancora maggiore».
Questa volta, c’è però la convinzione di uscire senza
danni: «Noi rispettiamo l’ufficio indagini, ma siamo convinti di aver pagato un
prezzo molto alto per le eventuali vicende create da una precedente gestione,
fatti che io non ho ancora capito cosa siano stati, ma che ci sono stati. Ma,
ripeto, abbiamo pagato, con la retrocessione in serie B, la penalizzazione, due
scudetti: ripercussioni sportive drammatiche». Insomma, per quel campionato
2004-05 colpito prima dalle sentenze, poi cementato dall’arbitrato, nulla può
più essere sanzionato: «A noi sembra un conto che abbiamo ampiamente
forfetizzato». Intanto, si prepara comunque la linea difensiva: «Quando gli
avvocati avranno letto tutta la documentazione, armeremo le forze per far valere
le nostre ragioni».
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NEWS
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Le schede telefoniche di Moggi sono finite anche nei 'Palazzi'
romani?
Non tutti i nomi degli illustri interlocutori di Moggi,
omaggiati di una scheda telefonica straniera dall'ex dg bianconero, sono venuti
alla luce del sole. I beninformati assicurano che fra i tanti possessori delle
schede slovene e lussemburghesi ci sia qualche "pezzo grosso" in pianta stabile
a Roma. Magari potente...
Milano, 24 aprile 2008 - Dicono che sul tavolo
del Procuratore Federale, dottor Stefano Palazzi, ci siano circa 800 pratiche
relative a inchieste del mondo del calcio, molte delle quali a serio rischio di
prescrizione. Dicono che nelle stanze della Procura di Napoli giacciano fra le
20 e le 34 schede telefoniche (Sim) slovene e lussemburghesi, scoperte
nell'ambito dell'inchiesta su calciopoli (1 o 2 non importa) senza che sopra ci
sia scritto il nome di un titolare pur avendo la possibilità di scoprirlo. Poco
importa. Se è vero (come è vero) che "la giustizia ad orologeria" vede molto ma
non vede tutto.
I 14 deferimenti di Palazzi (o se preferite, del Palazzo)
nei confronti di Moggi, arbitri e dirigenti calcistici, non sorprendono per la
tempistica. E il motivo è semplice: l'esigenza del sistema (della Federazione,
di Gussoni e di qualcun altro) era di fermare gli arbitri coinvolti che
altrimenti sarebbero potuti tornare in campo (a cominciare da Paparesta e
Bertini), visto che la sospensione cautelare di un direttore di gara può durare
al massimo quattro mesi e può essere prorogata per tre volte.
Per evitare
brutte sorprese Palazzi ha acceso il semaforo rosso, rendendo pubblici i
deferimenti e "congelando" le situazioni ei "fischietti" coinvolti. Dunque, un
anno di attesa per sapere qualcosa. Ma in tutto questo tempo di cosa si è
occupato il dottor Palazzi? Di certo non dell'inchiesta sulle plusvalenze, o di
quella sui procuratori, o di tante altre che attendono una verità (per attendere
notizie sulle squadre di serie C ci si è ridotti alle ultime giornate di
campionato...). Avendo in mano le carte dalla primavera del 2007, dopo le
deposizioni di Paparesta senior e junior e di Nucini non si poteva accelerare
l'inchiesta?
Il problema più grave, di cui forse pochi sono a conoscenza,
è che non tutti i nomi degli illustri interlocutori di Moggi, omaggiati di una
scheda telefonica straniera dall'ex dg bianconero, sono venuti alla luce del
sole. E' vero, le operazioni sono costose e richiedono tempo, la punta
dell'iceberg è stata scoperta è già questo ha soddisfatto gli investigatori cui
interessava soprattutto sapere come funzionava il sistema, ma di fronte a
scandali (così lo hanno definito) importanti non ha senso fermarsi a metà
dell'opera. C'era forse da salvare qualcuno?
I beninformati assicurano
che fra i tanti possessori delle schede slovene e lussemburghesi (di quelle
Sunrise, acquistate a Chiasso in Svizzera, sono stati rintracciati i possesori)
ci sia qualche "pezzo grosso" in pianta stabile a Roma. Magari potente. O anche
meno. Baterebbe leggere attentamente tutte le carte delle intercettazioni e
delle deposizioni di indagati e testim per capire che Moggi parlava con tutti,
ma proprio con tutti.
Eppure di alcune telefonate non ci sarebbe traccia,
proprio perché non era semplice controllare le chiamate su schede telefoniche
estere. Nessuno, di certo, può escludere che le sim in oggetto avesse anche
qualche arbitro in attività visto che già in 8 sono stati "pizzicati". E la cosa
allora sarebbe gravissima, perchè vorrebbe dire che ancora una volta,
l'ennesima, qualcuno sta cercando di insabbiare il marcio che è
rimasto.
Nel frattempo pagano i "soliti" noti. E va registrato anche il
breve, ma significativo sfogo di Gianluca Paparesta, che ha confidato a chi lo
conosce bene di sentirsi "molto amareggiato. Si sta davvero esagerando Ho già
scontato un anno di sospensione dopo essere stato l'unico a collaborare. Questa
non è giustizia, è giustizia sommaria. Evidentemente qualcuno non vuole che
torni più ad arbitrare ma ben venga questo nuovo deferimento. Andrò avanti per
la mia strada e lotterò finchè non sarà tutto chiarito".
Un'ultima cosa.
Uno dei principali responsabili dello scempio calcistico italiano, l'ex
presidente dell'Aia Tullio Lanese, è riuscito a scampare non si sa come il rullo
compressore Palazzi. Eppure una condanna di un anno (già scontata) per "rapporti
pericolosi" nel sistema calcio l'aveva avuta l'ex "fischietto" siciliano.
Davvero Lanese nulla sapeva delle sim? Davvero non ne possedeva una? Tutto tace,
ma qualcuno dovrà pur spiegare. Altrimenti non si può dar torto allo stesso
Lanese che, superata la bufera, ha candidamente pensato di ricandidarsi alle
prossime elezioni dei vertici arbitrali del prossimo autunno. Come se nulla
fosse successo.
di GIULIO MOLA ilgiorno
Moggi, sim e
deferimenti La Juve: noi già giudicati
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| Luciano Moggi, ex direttore
generale della Juventus | Calciopoli
bis, la sopresa dei bianconeri
GUGLIELMO BUCCHERI, MASSIMILIANO NEROZZI la stampa.it
L’ennesima richiesta di deferimento della Procura
della Federcalcio a carico di Luciano Moggi, stavolta per l’allegra
distribuzione di schede telefoniche straniere agli arbitri, e quello conseguente
nei confronti della Juve («a titolo di responsabilità diretta»), ieri ha fatto
rivedere a qualche dirigente e a molti tifosi gli spettri di
Calciopoli.
Le conseguenze, però, non dovrebbero essere ugualmente
terrificanti, seppur sia sempre rischioso anticipare l’esito di un giudizio.
Alla lettura del provvedimento firmato dal procuratore Stefano Palazzi, andrebbe
infatti affiancata quella del Lodo arbitrale fra Juve e Federcalcio che chiuse
calciopoli nell’autunno 2006 e che vale la pena ricordare in un passo del punto
I: «L’illecito commesso dai suoi legali rappresentanti (della Juve, ndr) è
caratterizzato dall’attuazione di una condotta continuativa nel corso di tutto
il campionato 2004-2005 e costituisce, dunque, fatto illecito più grave di
quello che si realizza mediante la condotta diretta all’alterazione dello
svolgimento o del risultato di una singola partita».
Coagulando senso e
linea del club: la società ha già pagato per aver inquinato lo svolgimento del
campionato 2004-05 per «una condotta continuativa» dentro la quale potrebbero
rientrare anche la distribuzione delle schede fatta da Moggi. Ne bis in idem:
non si può essere processati due volte per lo stesso fatto. Questa la
convinzione bianconera.
Altra cosa, però, è la tranquillità: il club si è
preso qualche giorno per riflettere, consegnando le carte agli avvocati. Non c’è
mania di persecuzione («Palazzi fa il suo dovere»), ma fastidio sì, per una
storia che torna continuamente. Fra molti adepti, invece, si sono presto sparsi
panico e rabbia: «Nessuno credeva che saremmo arrivati in Champions - hanno
scritto molti tifosi sul web - ecco che ora tireranno fuori qualcos'altro». E
ancora: «Certo che non ci lasciano più in pace...sono di nuovo cavoli
nostri...Basta, abbiamo pagato». Più che sufficiente per innescare le fobie da
complotto: «Ok, quindi noi niente Champions e Milan sì?». Le paure sono
ovviamente annodate a quella terminologia del codice di giustizia sportiva che
due estati fa era fra i testi più letti dai tifosi: formalmente, le sanzioni per
«responsabilità diretta» viaggiano dall’ammonizione alla retrocessione. Incubo
già sperimentato.
Indispensabile, comunque, analizzare le contestazioni.
Moggi, all’epoca dg della Juve, è stato deferito «per avere costituito nel corso
della stagione 2004/2005, in concorso con Mariano Fabiani (dirigente Messina,
ndr), un sistema di comunicazioni riservate con associati Aia, fornendo ad
alcuni di essi, direttamente o per interposta persona, schede telefoniche di
gestori stranieri e per essersi avvalso personalmente di tale forma di
comunicazione riservata». Moggi, però, è stato anche deferito per aver svolto
«fino alla stagione 2005-2006, in costanza di tesseramento con la Juventus,
funzioni di fatto di dirigente del Messina, collaborando con i suoi dirigenti,
Franza, Fabiani e Bonsignore nei periodi in cui erano rispettivamente in carica
nelle funzioni decisionali».
Deferiti anche Fabiani, oggi alla
Salernitana, il presidente del Messina Pietro Franza, il dirigente Mario
Bonsignore, e, appunto, Juventus «per responsabilità diretta» e Messina «per
responsabilità diretta e oggettiva». La società bianconera, però, solo in
relazione agli episodi del 2004/2005 (coperta dal Lodo, si può azzardare);
mentre la clandestina collaborazione di Moggi con il Messina (2005/06),
fornirebbe indizi per una causa di risarcimento. La procura ha deferito anche
gli arbitri Paparesta (e il padre Romeo), Pieri, Racalbuto, Cassarà, Dattilo,
Bertini, Gabriele, De Santis e Ambrosino, per aver utilizzato le schede di
Moggi. Stavolta, però, dovrebbe pagare solo l’ex dg.
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NEWS
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La Signora del sabato sera: 3-2 al Milan e Champions in
tasca
Sab 12 Apr, 11:23
PM eurosport.it
Lo spettacolo del sabato sera va in onda dal teatro, pardon, dallo Stadio
Olimpico di Torino, dove la JuventusMilan 3-2 nell''anticipo della 33/a giornata e ha a
portata di mano l''obiettivo annunciato della stagione del ritorno in A: la
qualificazione, da neopromossa, alla prossima Champions League. Una gioia
inversamente proporzionale alla delusione dei rossoneri, autori comunque di una
grande prestazione ma che a cinque giornate dalla fine del campionato vedono il
quarto posto sempre piu'' lontano e domenica saranno costretti a tifare i cugini
dell''Inter impegnati contro la Fiorentina. batte il
Partita bellissima e pienamente in linea con le aspettative di chi sognava
una superclassica. E'' proprio la Signora a passare in vantaggio al 12'' con il
suo uomo in piu'', capitan Alex Del
Piero, che con la gara di oggi ha battuto il record di 552 presenze del
mitico Gaetano Scirea. Pinturicchio declama poesia in mezzo al campo come non
gli capitava da anni, giocate che sanno di manna dal cielo per la Nazionale di
Donadoni. Ma il Milan non si fa prendere dal panico e con una doppietta di
Inzaghi, grande ex del match, in poco piu'' di un quarto d''ora ribalta il
risultato. Il gol del 2-2 per i bianconeri e'' firmato da Salihamidzic, sul filo
del fuorigioco, poco prima di rientrare negli spogliatoi.
Ripresa dai ritmi forzatamente meno serrati. L''equilibrio viene rotto solo
al 65'', quando un entrata assassina di Bonera su Sissoko fa scattare
sull''attenti Rocchi. L''arbitro estrae direttamente il rosso, il Milan resta in
dieci. La Juve ci mette un po'' prima di trarre beneficio dalla nuova favorevole
situazione, ma alla fine passa: Camoranesi, uno dei migliori in campo con Del
Piero, pennella in area una punizione perfetta ma contestatissima dalla panchina
del Milan, Salihamidzic brucia Ambrosini di testa e sigla anche lui la doppietta
personale. E'' la parola fine sulla partita, il Milan non ha piu'' Inzaghi
(Ancelotti mette dentro Cafu per ricreare la difesa) ma solo Kaka'', che tutto
e'' tranne un terminale offensivo. Al 90'' e'' la Juve ad alzare le braccia al
cielo: gara dopo gara il sogno Champions e'' quasi materializzato, visto che il
Milan, quinto in classifica, ha 9 punti in meno a cinque partite dal termine. E
la Juventus deve ancora recuperare la partita di Parma. Tanto di cappello.
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Ultrà morto, la ricostruzione di Massimo
Numa DA lastampa.it
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Juventus-Parma, il giorno dopo.
Aggiornamenti in attesa della verità
Pubblicato da Carlo Griseri alle 08:30 in Sport in città

Il giorno dopo il rinvio di
Juventus-Parma a causa della
morte del tifoso emiliano Matteo Bagnaresi,
travolto da un pullman di tifosi bianconeri verso le 12:30 di ieri nell'area di
servizio crocetta Nord al chilometro 48 della A21
Piacenza-Torino.
Ieri pomeriggio abbiamo seguito in diretta gli aggiornamenti sulla vicenda,
e avevamo segnalato la testimonianza raccolta dalle
tv Mediaset di un tifoso della Juve presente sulla scena. "Stavamo scappando, ci volevano ammazzare, avevano spranghe e
oggetti contundenti", ha dichiarato. Due pullman di supporter degli
emiliani avrebbero circondato e minacciato i "rivali" che, spaventati, avrebbero
cercato la fuga.
Bagnaresi, membro dei Boys del Parma, sarebbe stato "impossibile da evitare per
l'autista", sempre secondo l'unica ricostruzione pubblica degli eventi.
Non è ancora chiaro però se l'impatto sia avvenuto
in retromarcia, come in un primo momento era trapelato.
La ricostruzione di un tifoso parmense, anch'esso
presente all'autogrill, intervistato nel corso di Controcampo su Italia1, ha confermato l'ipotesi
dell'incidente e ha smentito lo svolgimento di tafferugli: "Eravamo a 50 metri dal luogo dell'impatto, non abbiamo
sentito nulla. Il tifoso della Juve dice che ci sono state cariche e
che era addirittura stata una cosa premeditata? Non
so come possa dire queste cose... E mi meraviglio per il comportamento
di certi giornalisti che parlano senza sapere!".




Le versioni riportate dai
giornali sono contrastanti. Alcuni dicono che dopo circa un chilometro
di fuga dall'area di servizio, il pullman sia stato fermato dalla Polizia
stradale. Per altri, invece, sarebbe stato lo stesso
autista a chiamare gli agenti dopo circa 300 metri dall'impatto.
Per tutti, però, il guidatore ha dichiarato di non
essersi accorto di nulla. Lo stesso autista è
indagato per omicidio colposo, ma non è stato arrestato: si tratta di
una procedura scontata in caso di incidente stradale con vittime.
"Una tragica fatalità", hanno
dichiarato ieri i due presidenti di Juve e Parma. I cancelli dello
stadio Olimpico sono stati chiusi ed è stato impedito l'ingresso alle migliaia
di tifosi affluite nell'area. Il deflusso si è
svolto in maniera tranquilla.
Il questore di Asti Antonio Nanni, raggiunto dai
microfoni di Sky Tg24, ha dichiarato che "pare al momento un incidente stradale". "Il tifo non c'entra", ha detto ancora Nanni.
Un tifoso muore e la sua squadra non gioca: se fosse rimasto ucciso un altro cliente dell'autogrill, lì
per caso come altri, e si fosse scoperto che costui tifava - per esempio - per
il Milan? I rossoneri non avrebbero dovuto giocare?
In televisione e sui giornali, la polemica è stata cavalcata senza remore: è
difficile dire come ci si dovrebbe comportare in casi simili, ma un incidente - se questa tesi sarà confermata dagli
inquirenti - dovrebbe sempre essere trattato come un incidente. Si sono
invece susseguite dure parole di condanna, si è stati subito pronti ad additare
il tifo violento e
In questo, anche il Sindacato
Autonomo di Polizia di Torino ha fatto la sua parte. Come già segnalato
in un aggiornamento ieri pomeriggio, verso le 16 di ieri hanno dichiarato che
"la sospensione della gara è giusta, ma
ipocrita. Il problema va affrontato alla radice. Finchè non si avrà il coraggio di sciogliere il nodo
perverso che lega le società di calcio con le frange ultrà, ogni domenica
rischieremo il morto. Tifoso o poliziotto che sia. Le trasferte dei
tifosi vanno definitivamente abolite, almeno per un lungo periodo". Per un presunto incidente, parole un po' troppo
forti.
Nella giornata di oggi, è atteso un comunicato stampa dei
Boys del Parma.
Matteo Bagnaresi, secondo quanto riportato dal Corriere
dello Sport, da poco tempo aveva riottenuto il
diritto di andare allo stadio. Per gli incidenti del 6 gennaio 2005,
proprio tra juventini e parmigiani, era stato
"raggiunto da un Daspo, il divieto di partecipare a manifestazioni sportive,
della durata di tre anni".
I siti delle due squadre hanno messo subito online la notizia del rinvio, ma nulla
più. Solo in serata su FCParma.com è stata inserita la cronaca della
conferenza stampa dei due presidenti.
La speranza a questo punto è
che le autorità inquirenti sappiano fornire al più presto una ricostruzione
convincente e definitiva. Testimonianze oculari e video (l'incidente è
avvenuto nei pressi delle pompe di benzina) non dovrebbero mancare.
La prima data utile indicata dalle due società per il
recupero è mercoledì 16 aprile:
probabilmente la partita sarà giocata al pomeriggio per limitare i rischi per
l'ordine pubblico. La Lega Calcio deve ancora
esprimersi, tenendo però conto che in quella data si giocheranno anche
le semifinali di coppa Italia.
La rabbia cieca dopo la paura "Se l'è cercata"
 Un
tifoso juventino mostra le ferite riportate nello
scontro
I bianconeri: erano in 50 contro di noi MASSIMO
NUMA DALL'INVIATO A ASTI «E vai! Uno di menooooo....Bastardo, se lo
merita!». Così suona la maledizione di Andrea G., tifoso juventino del club di
Crema contro l’ennesima vittima della violenza da stadio, Matteo Bagnaresi, 28
anni, ultras del Parma, travolto e ucciso dal bus dei bianconeri, in fuga dopo
l’assalto dei rivali. Andrea G. aveva appena mostrato ai reporter le ferite
provocate dall’aggressione a colpi di cinghia degli ultras del Parma e qualcuno
gli dice che il morto era stato diffidato per tre anni, dopo gli incidenti del
2005, proprio con la Juve, e questa era la sua prima trasferta. E’ un urlo di
rabbia, non si sa se definirlo - per pietà - anche o solo liberatorio, ma è
l’ultima terribile follia di questa giornata di lutto. Alle 19, tutto è
finito.
La strada davanti alla questura di Asti. I tifosi cremaschi sono
stati appena sentiti dalla Digos e hanno un’aria provata. Seduti su un muretto,
con le bottiglie di acqua minerale. In coda davanti ai distributori automatici
di bibite, nell’ingresso della questura. «In cinquanta contro dieci di noi...bel
coraggio». E’ un ragazzo robusto, il primo a rompere il silenzio. I capelli
affogati nel gel. «Sono arrivati in cinquanta, all’improvviso. Con i cappucci
delle felpe sulla faccia. Ci hanno cinghiato, lanciato di tutto». Vi siete
difesi? «Non ne abbiamo avuto il tempo, eravamo venuti a Torino per vedere la
partita, non per fare a botte...Noi eravamo fuori, per fumare una sigaretta. Ci
sono arrivati addosso. Siamo saliti sul bus, poi sono arrivati gli altri che
erano ancora nell’autogrill. Minuti, secondi, l’autista schivava quelli che
erano di fronte al muso, uno, due, tre volte. Stava sorvegliando la chiusura
delle portiere, ci siamo mossi. Ho sentito come se fossimo saliti su un
dosso...». Il «dosso» era il corpo di Matteo Bagnaresi, morto immediatamente.
Stritolato. Scusa, ma vi eravate scambiati degli insulti, succede no? «Non ci
crederà nessuno - dice Fabio, il capo del gruppo - ma, in quei minuti avevamo
incrociato altri tifosi del Parma, e non era accaduto nulla. Qualche battuta
amichevole. E stop». Invece? «Quelli ci sono piombati addosso. Avevamo i loro
bus fermi davanti. Io non mi sono accorto che, allontanandoci, c’era stato
l’investimento». Fabio conta i soldi per pagare un altro bus che li riporti a
casa: 350 euro, raccolti banconota per banconota. Se ne vanno rapidi, qualcuno
si copre il viso con la maglietta, per non farsi riprendere dalle tv. Dopo il
confronto con i poliziotti della Digos di Asti, sono molto meno
loquaci.
La gente del Parma si stringe attorno ai genitori di Matteo.
Giorgio Iotti e Angelo Manfredini, sono i responsabili del coordinamento: «Noi
stavamo pranzando lontani dalla stazione di rifornimento e non abbiamo visto
niente. Siamo arrivati alle 11, secondo tradizione. Menù: pasta, costine al
forno e torta. La stavamo tagliando quando è entrato un tizio, trafelato. Un
urlo: hanno ammazzato uno! Siamo corsi fuori, non avevamo sentito niente,
neanche un coro. Uno spettacolo orribile, il ragazzo era come stritolato. La
prima cosa che ho fatto è stato di telefonare a mio figlio, che ha 30 anni.
Volevo rassicurarmi che stesse bene. Morire così. Assurdo. I “Boys” mi erano
sembrati calmi, gli avevamo incrociati prima. Cosa provo per gli juventini? Non
so, mi sembra più un incidente, non posso pensare che qualcuno possa fare
volontariamente un gesto del genere...L’odio non serve a nulla».
Ma i
Boys sono un mondo a parte. Nel loro sito, ci sono tutte le info necessarie per
partecipare alla trasferta di Torino. Per andare a morire, Matteo ha pagato 40
euro, tanto costava il biglietto. Lui, che era un «diffidato» ma sempre
iscritto, ha avuto uno sconto di 10 euro. Gli altri ultras, di euro, ne hanno
spesi 50. Hanno una specie di culto per i diffidati. Letterale, dal loro sito.
Testi quasi poetici: «...Un piccolo striscione giallo, con i caratteri blu
bordati di bianco. Rappresenta i Boys a cui è vietato l’accesso allo
stadio...Talvolta in spirito, quando non possono partecipare materialmente a
cagione della diffida, altre volte ne evidenzia la reale presenza, specie nelle
attività extra-stadio del Gruppo. Un piccolo striscione per chi ha dato grande
prova di Fede, prima e dopo, tenendo saldamente la posizione, nonostante le
mille problematiche che accompagnano la diffida...». Matteo era uno di loro. Una
ragazzo generoso, da sempre impegnato in attività sociali. Lo conoscevano tutti,
i tifosi del Parma. Non solo i più fanatici.
Popolo bianconero in
rivolta "Basta con i rinvii"
La protesta: "Se questa è la
logica fermiamoci ad ogni incidente stradale" MASSIMILIANO
NEROZZI TORINO Leonardo ha otto anni, una sciarpetta bianconera che gli
pende sulla spalla, gli occhi verdi e il sorriso azzerato: «L’avevo portato per
la prima volta allo stadio, qui a Torino - racconta passandogli la mano sui
capelli biondi il nonno, Francesco Pietrelli, 64 anni - ci è rimasto malissimo».
Con due ore d’anticipo sono già seduti sul pullman per Massa Carrara, da
dov’erano partiti di buon mattino. «Non so più che pensare - scuote la testa
Francesco - come spiegargli tutto questo. Con tutto il rispetto per quel ragazzo
che è morto, non penso sia stato giusto rinviare la partita».
D’accordo
sul rinvio di questa Juve-Parma, qui attorno all’Olimpico, non trovi nessuno, a
qualsiasi faccia lo chieda: giovane, anziano, uomo, donna, bambino. Di più,
lungo corso Galileo Ferraris, che corre dietro allo stadio, dove le targhe dei
torpedoni disegnano la mappa della passione juventina: da Bassano del Grappa
alla Sicilia, da Bergamo a Roma. Stavolta c’era anche un gruppo arrivato dalla
Svizzera. Tutti hanno macinato chilometri, affrontato alzatacce, sborsato soldi.
Quasi tutti, non ne possono più. «Faccio il panettiere - racconta Renato
Folladoror, da Borso del Grappa, provincia di Treviso - e per venire qui mi sono
svegliato all’alba. Certo che mi dispiace per la morte di quel ragazzo, ma credo
non sia stato giusto rinviare la partita. Si poteva iniziare un’ora più tardi,
giocare con il lutto al braccio, fare un minuto di silenzio. Ma rinviarla no».
Lui, per lavoro, è stato già costretto a castrarsi la passione: «Ai posticipi
durante la settimana ho detto addio da un pezzo, sa, inizio a lavorare di notte.
Per questo dico che le società dovrebbero un po’ guardare anche noi, che
viaggiamo per vedere una partita e basta. E non è che ci veniamo in bicicletta:
pullman e biglietto 60 euro, guardi il biglietto». Annuisce Virginia
Colbertaldo, di anni 59: «Vengo con Renato, sono una cliente del suo forno. Non
sono d’accordo: giusto il rispetto per la morte di un ragazzo, ma perché
rinviare la partita?». Se lo chiedono tutti, in un pomeriggio dai flussi
migratori insoliti: c’è già chi si allontana dall’Olimpico, avendo saputo la
notizia, e altri, i ritardatari, nonostante tutto s’avviano agli ingressi come
una domenica qualunque.
Su cosa pensasse il popolo juventino del rinvio,
un buon exit poll era stata la reazione del pubblico, seppur molto sparuto,
all’annuncio ufficiale dello speaker: pioggia di fischi. Edoardo, dieci anni, ha
ancora addosso la tuta della Crescentinese, «pulcini ‘97», precisa subito il
papà, Alessandro Biandreno: «Ha giocato in mattinata - dice - e non abbiamo
neppure mangiato per venire qui, dalla provincia di Vercelli. Ci spiace per quel
ragazzo, ma questa è una decisione sbagliata. Così si uccide questo sport, la
passione di questi bambini. In Afghanistan e in Iraq succedono ogni giorno cose
peggiori, non mi sembra sospendano le partite». È piuttosto arrabbiato pure
Marco, 25 anni, da Tricerro (Verc | | | |