DICEMBRE 2006: UNA TRAGEDIA DA SPEZZARE IL CUORE
15.12.06. Alessio Ferramosca e Riccardo
Neri, annegano nel laghetto dei campi di Vinovo. Video, Foto e Lacrime
nei racconti degli amici e di tutti noi.
Una
sera di dicembre, una qualsiasi maledetta sera di dicembre.. a Vinovo,
nei campi di allenamento, poco prima della partita tra la prima squadra
della JUVENTUS e il Cesena.. le porte dell'inferno si aprirono mentre
due Angeli volavano in cielo, lasciandoci esterefatti, senza parole e
con il cuore sanguinante e ferito per Sempre..
Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, portiere e centrocampista della Juventus Berretti,due ragazzi e due sogni spezzati.
I
commenti degli Amici di Alessio e di noi tutti distrutti da questa
immane tragedia. Clicca qui per entrare nel topic apposito creato la
stessa sera della tragedia. Dolore, sgomento e lacrime.. parole, foto
e il nostro saluto per due Angeli volati troppo presto in cielo.
"INSEGUIRE UN PALLONE RICHIAMO IRRESISTIBILE"
GIANCARLO PADOVAN - tuttosport
Morti per recuperare il pallone,
inghiottiti dall’acqua gelida di un invaso artificiale. La fine di
Riccardo Neri e Alessio Ferramosca, portiere e centrocampista della
Juventus Berretti, scardina con uno sbalzo violentissimo il lessico
famigliare di ogni fine allenamento. Quando, sul far della sera, i
ragazzi più volonterosi raccolgono il materiale dal terreno di gioco e
rincorrono i palloni scagliati oltre la recinzione da qualche compagno
esuberante o solo impreciso. Forse non sapremo mai con esattezza come e
perché Riccardo e Alessio siano morti. Tuttavia con certezza sappiamo
che la trappola tragica è scattata mentre stavano inseguendo l’oggetto
più amato della loro passione sportiva, quello a cui avevano consegnato
l’infanzia e la loro adolescenza. Amavano il calcio e ai bordi di un
campo di calcio sono annegati. Per quanto inspiegabile, inaccettabile,
assurda e paradossale appaia questa disgrazia, è chiaro che il destino
si è presentato nell’unico posto in cui avrebbe potuto trovare quei due
ragazzi.
Come per molti che approdano nei settori giovanili dei club
professionistici, la loro vita era fondata su quella perenne rincorsa
al pallone. Conosco bene la benedetta/maledetta passione che le fa da
motore. Forse perché ancor oggi - in un’età finalmente matura e pur
compresso da impegni più urgenti e pressanti - ancora frequento le
arene del calcio dilettantistico; forse perché chi vive e racconta lo
sport da vicino sa quanto abitui alla pulizia delle conquiste. Però,
quando ho appreso la notizia, non mi sono sorpreso che Alessio e
Riccardo si attardassero in quello straordinario lavoro di ricerca
della palla. Al tatto – uno era un portiere – e ancor di più alla sua
vista si è posseduti da un’insana follia. Quando si è in campo, per
arrivare su di essa, per arrivare a conquistarla, gestirla, passarla,
calciarla, respingerla, si è disposti a tutto. Adare tutto, a prendere
tutto. Un vero calciatore - prima ancora di un grande calciatore – non
si risparmia mai. Gioca per i compagni, gioca per la squadra, sa cos’è
l’aiuto reciproco. Ecco perché dentro al laghetto d’acqua piovana sono
finiti in due. Perché in due il pallone è meno difficile da prendere,
perché in due la palla ce la si passa.
C’è qualcosa di antico – e di
violentemente doloroso – nel gesto che ha determinato la morte di
questi due giocatori diciassettenni. Nonostante fossero ormai pronti ad
affacciarsi al professionismo, si sono mossi come molti di noi fecero
quando i primi calci maldestri destinavano il pallone nel fosso
adiacente il campo. Chi non si è mai sporto rischiando di finirci
dentro, chi non vi ha affondato le caviglie riemergendo con il pallone
tra le mani come fosse il più prezioso dei trofei o la ragione suprema
della nostra stessa vita? Alessio e Riccardo erano quelli che siamo
stati tutti, solo più bravi e fortunati ad essere finiti nella Juve. E
adesso non ha nessuna importanza sapere se sia stata più imprudenza o
fatalità. Conta che erano della nostra irragionevole tribù di pedatori
sognanti. Ascoltavano solo il suono del pallone, la sua necessaria
presenza. Perché, ovunque esso sia, è da quello che ogni volta si
ricomincia a giocare.
Comunicato ufficiale della FC JUVENTUS sull'accaduto:
IL DOLORE DEL CLUB BIANCONERO
15
dicembre 2006 - I giocatori hanno lasciato lo stadio Olimpico a testa
bassa dopo la notizia della morte dei due giovani della Berretti,
annegati a Vinovo. Questo il comunicato stampa letto dal d.s. Alessio
Secco, visibilmente turbato, poco dopo la decisione di rinviare
l'anticipo contro il Cesena: "La Juventus football club annuncia la
scomparsa di Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, due ragazzi della
Berretti, che questo pomeriggio hanno perso la vita a seguito di un
incidente avvenuto nel centro di allenamento di Vinovo in merito al
quale le forze dell'ordine e la magistratura stanno facendo
accertamenti. La società e tutti i tesserati partecipano al dolore
delle famiglie dei due ragazzi, entrambi diciassettenni. In
considerazione di questi grave lutto, la Juventus ha chiesto alla Lega
Calcio e al Cesena il rinvio della partita".
CHI ERANO ALESSIO E RICCARDO.. da LaStampa:
"Presto debutteremo coi grandi"
Talentuosi e felici avevano realizzato un sogno: «Essere qui è un successo»
Il
sogno è diventato un incubo. Per Alessio Ferramosca e Riccardo Neri,
infatti, essere riusciti a mettersi la maglia della Juventus era il
massimo. Alessio, centrocampista, ce l’aveva fatta da pochi mesi:
questa era la sua prima stagione in bianconero, dopo anni a sudare con
la maglia dell’Atletico Mirafiori che ha i campi non lontano dal nuovo
centro della Juve. L’aveva visto costruire pezzo dopo pezzo, il nuovo
campo di allenamento juventino. E spesso aveva ripetuto: «Un giorno ci
giocherò».
Riccardo, invece, era a Torino da due anni, e domani
ne avrebbe compiuti diciasette, come Alessio. Portiere, era di
Castelfiorentino, sulle colline che stanno fra Firenze e Siena. Aveva
giocato per anni nella squadra del paese poi s’era convinto per la
grande sfida, tentando un provino con l’Empoli. Nemmeno il tempo di
sapere se era andato bene o male: la Juve aveva deciso di portarlo a
Torino, quindicenne. L’anno passato aveva giocato la finale Allievi
contro la Fiorentina. Insomma, stava viaggiando forte. Anche a scuola,
prendendo a calci l’immagine dello sportivo deficiente. Macché:
«Riccardo era bravo a scuola - ricorda Manuela, la migliore amica che
frequenta con lui la quarta C dell’Itc Maxwell di Nichelino - il più
bravo della classe». Il professore di elettronica lo adorava. Intorno
aveva pure molte ragazze: «il toscanaccio bello», lo chiamavano,
prendendolo in giro. Ma mica tanto. Piaceva: per la maglia della Juve e
per quei capelli lunghetti che gli davano tanto l’aria da portiere.
Correva
forte anche Alessio, detto Alex, uno col quale diventavi amico pure se
non volevi. Era nello spogliotoio della «Berretti» da appena tre mesi e
aveva già legato con tutti. Soprattutto con Riccardo. Il portiere e il
centrocampista. «Era un grande - racconta un suo amico - arrivato ieri
sera fuori dai cancelli di Vinovo - venire a giocare con la Juve era il
suo sogno. E ce l’aveva fatta». Ieri sera avrebbe dovuto festeggiare il
Natale con i vecchi amici dell’Atletico Mirafiori. Poi la telefonata a
Luciano, il papà di Alessio. «L’ho visto giocare chissà quante volte -
ha raccontato un amico del papà - ed aveva la stoffa del
centrocampista. Visione di gioco, passaggio. Doveva solo un po’ farsi
fisicamente». Il resto, sono lacrime.
Video Tributo di Alessio e
Riccardo. L'Addio delle famiglie, della JUVENTUS e del popolo
Juventino, ai funerali dei nostri due Angeli.
Del Piero: "Siamo senza parole"
Il
capitano della Juventus esprime il suo dolore per la tragedia di
Vinovo: "Pochi giorni fa avevamo festeggiato con quei ragazzi alla cena
natalizia della squadra"
TORINO,
16 dicembre 2006 - Tocca ad Alessandro Del Piero, capitano della
Juventus, esprimere il dolore per la tragedia di Vinovo in cui hanno
perso la vita due ragazzi della Berretti bianconera. Tocca a lui, uomo
simbolo di quei campioni che Alessio e Riccardo sognavano di
raggiungere, piangere per un dramma che ha scosso tutto il club. "Una
grave perdita ha colpito tutti noi alla Juventus - spiega Del Piero sul
proprio sito internet -, una tragedia appresa mentre ci trovavamo già
all'Olimpico per la gara contro il Cesena, e che lascia me
personalmente e tutta la squadra senza parole".
Del Piero, che ha
lasciato l'Olimpico a capo chino dopo il rinvio della partita contro il
Cesena, chiude con un ricordo dei due ragazzi: "Esprimo le mie più
sentite condoglianze e mi unisco al dolore immenso delle famiglie dei
due ragazzi, con i quali proprio pochi giorni fa avevamo festeggiato
alla cena natalizia della Juve, e sono vicino ai loro compagni di
squadra".
Arriverderci Alessio, Arrivederci Riccardo..
I
commenti degli Amici di Alessio e di noi tutti distrutti da questa
immane tragedia. Clicca qui per entrare nel topic apposito creato la
stessa sera della tragedia. Dolore, sgomento e lacrime.. parole, foto
e il nostro saluto per due Angeli volati troppo presto in cielo.