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Il nostro Unico Grande Presidente.. Quanto ci manca....
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AUGURI VECCHIA SIGNORA.. 110 ANNI DI AMORE..
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Le origini ed i giorni nostri
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MANOSCRITTO INEDITO DEL FONDATORE CANFARI
Il più vecchio aveva 17 anni e così fu Juventus Ci trovavamo davanti al D’Azeglio e praticavamo tutti gli sport. Poi arrivò un pallone...
Pubblichiamo di seguito un testo inedito, scritto dal fondatore della Juventus nel 1913 per ricostruire la storia dei primi anni del club. ENRICO CANFARI Voi, o Boys, che con tanto entusiasmo entrate a far parte della nostra grande Famiglia juventina, attratti da quell’atmosfera di simpatia che la circonda, avete mai pensato come nacque il club? Ebbene, lasciate che ve ne dia qualche cenno. Negli Anni 1895-96 una compagnia di studenti del Liceo D’Azeglio usciva al pomeriggio dalla scuola avviandosi verso quella che chiamano ora Piazza d’Armi e si abbandonava a gare sportive di varia natura. Dalle corse ciclistiche alle semplici gare a tamburello. Età? La vostra: erano, senza ancora chiamarsi tali, i Boys della futura Juventus. ....Comparve finalmente un Football! (un pallone, ndr) Già si vedeva qualcuno giocarci alla patinoire, al Valentino e in Piazza d’Armi, ove si esercitava il Football Club Internazionale, formato da stranieri residenti a Torino, che si tramutò poi in Football Torinesi quando si unirono italiani che avevano imparato all’estero il gioco del calcio. Il primo Football che provò i calci juventini ebbe vita effimera e non durò un sol giorno. In quel tempo vi fu chi si fece costruire da un calzolaio amico nientemeno che un Football di pelle fortissima, ma le cuciture era deboli, così che subì la sorte del primo. Fu appunto in questo periodo che si concepì l’idea di riunirci tutti in un Club. In una memoranda seduta tenuta me e da mio fratello in corso Re Umberto 42, nel nostro negozio da ciclista, si decise la costituzione dello Sport Club Juventus. Si era in 11 o 12, io ero il più vecchio, 17 anni, e gli altri al di sotto dei 15. La tavola della presidenza era una forgia con sopra un tavolo da disegno, per sedili due sedie e delle assi appoggiate su latte e casse da petrolio. La Juventus doveva occuparsi nientemeno che di tutti gli sport! Fra tutti quello più praticato era il podismo perché più economico. .....Fu in quell’epoca che vennero alla luce le famose tessere di pergamena con firma mensile del cassiere segretario, che si chiamava Enrico Piero Molinatto e firmava per esteso. Primo presidente fu mio fratello Eugenio, a cui subentrai io. La sede venne trasferita in via Piatti 4 nel 1899 e qui incominciò ad avere una vita sportiva, a farsi conoscere e temere. Mi ricorderò sempre una corsa - Torino-Orbassano - alla quale invitammo anche l’esercito. Con nostro stupore, all’ora della partenza si presentarono diversi plotoni di soldati e caporali. Nel Football ci affermiamo vincendo un torneo fra squadre locali, che in quel tempo cominciavano a costituirsi (Football Club Torinese, Milan, Genoa, Doria e Mediolanum). Ecco i nomi del primo undici juventini: Tamagnone; Armano Chiapirone; Ferrero, Varetti, Donna; Botto, Gibezzi, Canfari, Forlano, Malvano. Da quell’epoca il solo Football occupò la nostra attività: il primitivo Sport Club Juventus venne sostituito da Football Club Juventus. La Juventus cominciò subito a farsi temere e non solo in Patria ma anche in Svizzera seppe tenere alto il prestigio italiano finché, nel 1905, dopo essere stata dal 1900 in poi finalista del campionato, conquistò per la prima volta il titolo di Campione d’Italia di I° e II° categoria. Non vi elenco le numerose vittorie le numerose vittorie, ma mi piace rammentare qualche disputatissimo incontro che mi è rimasto impresso indelebilmente: le gare internazionali contro il Montriond e il Servette, dove perdemmo per un punto, una famosa partita contro il Milan dove in 10’ segnammo tre gol. In quella occasione il nostro Donna, piccolissimo di statura, passò lui e il pallone fra le gambe di Vade, di statura altissima. Chi non rammenta le epiche lotte con l’Andrea Doria, che terminavano sempre con punti pari finché uscimmo vincitori a Torino per 7-1 e il temuto campo del Genoa, le battaglie per la Palla Dapples e la Palla d’Oro? In un match di quest’ultima competizione perdemmo per lo sbaglio di un terzino che non si dava poi pace: piangeva disperato per un errore da mille lire, tanto ammontavano gli incassi per tali gare

LO SCUDETTO DEL 1905 La storia infinita è iniziata da qui CHIAMARLO “scudetto” è impreciso, perché nel 1905 il triangolino tricolore non c’era ancora e si disputava la “targhetta” (ovvero il trofeo consegnato al vincitore), ma il titolo di “Campioni d’Italia” suonava bene anche ai primi del secolo, alle orecchie dei pionieri juventini che si fregiarono del primo della lunghissima serie nel 1905. Succede tutto in pochi giorni dal 15 marzo al 2 aprile, quando una Juventus molto più italiana delle altre squadre (generalmente imbottite di inglesi) pareggia con il fortissimo Genoa per 1-1 (gol di Forlano) e vince il titolo, prima con 6 punti nella classifica del girone finale. I soci di allora festeggiano, ma soprattutto si divertono perché il calcio per loro è solo quello. Non sanno di aver dato il via a qualcosa di molto più grande...
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Emozioni concentrate
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Cinque anni senza
Avvocato
Le iniziative per ricordarlo nell'anniversario della
sua scomparsa
TORINO Il 24 gennaio 2003 moriva Giovanni
Agnelli, uno degli uomini che hanno segnato la storia del nostro Paese, oltre
che di Torino e della Juventus, di cui era stato presidente (prima effettivo e
poi onorario), oltre che il principale tifoso. Cinque anni dopo, la figura
dell’Avvocato è viva in tutti coloro che lo conobbero, ma anche in tutti i
supporter juventini.
Sono numerose le iniziative per ricordarlo.
Innanzitutto sui siti ufficiali della Juventus: su www.juventus.com
Puntata speciale anche di “Permette Signora”, la
trasmissione dedicata alla Juventus di Sky Sport 1. Tra gli interventi raccolti,
pure quello di Alessandro Del Piero, che ha voluto ricordare l’affetto che lo
legava al suo grande tifoso: «Mi manca – ha detto Alex ai microfoni di Sky – da
juventino e da capitano e credo che lo sport italiano in genere senta la sua
mancanza. L’Avvocato dava entusiasmo, esaltava una sana rivalità, con quelle
battute argute che alla fine lasciavano un sorriso. Se ci fosse ancora, sarebbe
stato molto orgoglioso di noi, avrebbe sottolineato la forza e la grandezza di
chi è rimasto, della squadra dell’anno scorso, che in mezzo a tante difficoltà è
riuscita a disputare una stagione fenomenale e a riportare la Juventus in serie
A». sono stati
pubblicati alcuni dei messaggi più significativi inviati in questi giorni dai
tifosi iscritti al progetto Membership. Inoltre la programmazione di Juventus
Channel del 24 gennaio comprende due trasmissioni interamente dedicate
all’Avvocato: una puntata speciale di Filo Diretto, in onda alle 16.30, alla
quale parteciperanno il giornalista Bruno Bernardi, Beppe Furino e il
giornalista della Stampa Vittorio Sabadin, curatore del volume “La città
dell’Avvocato”, in vendita con il quotidiano torinese. In serata, alle 22.15,
andrà in onda lo speciale “L’Avvocato”, curato da Valeria Ciardiello ed Enrico
Vincenti, nel corso del quale verranno trasmesse interviste del repertorio Rai e
le fotografie del volume “Giovanni Agnelli” (Rizzoli) curato da Sandro Casazza,
ospite in studio.

A
cinque anni dalla scomparsa di Gianni Agnelli, una grande mostra fotografica ne
ripercorre la vita attraverso 250 scatti realizzati dai maggiori fotografi
italiani e internazionali, oltre che dagli archivi storici di Fiat e "La Stampa"
e da quello di Vito Liverani. Dal 12 febbraio al 16 marzo la mostra si
trasferirà a Torino alla Mole Antonelliana, grazie alla collaborazione del Museo
Nazionale del Cinema. Nell'immagine: la locandina.






OMAGGIO ALL'AVVOCATO
A cinque anni dalla morte del più grande
industriale d’Italia, la mostra Il secolo dell’Avvocato ripercorre le tappe
salienti di un’esistenza che s’interseca con la storia del Paese. Un uomo che
detestava la mediocrità, che dialogava con i leader del mondo, che aveva una
visione cosmopolita, che amava lo sport, l’arte, la vita. In una parola, l’icona
di Torino,
almeno...
pubblicato
giovedì 20 marzo 2008
Il camaleontico capoluogo piemontese, che si
evolve e si trasforma col silente battito che la contraddistingue, non può
dimenticare il proprio passato industriale. Una storia intrisa nelle molteplici
pieghe dell’anima, percepibile nell’aria che la circonda, viva come le radici
che la caratterizzano. La mostra Il Secolo dell’Avvocato. Gianni Agnelli, una
vita straordinaria, dopo l’esordio al complesso Vittoriano di Roma, approda a
Torino nello spazio espositivo della Mole Antonelliana. La città che ha dato i
natali a Giovanni Agnelli (Torino, 1921-2003) accoglie con sentimento
quest’evento intimo, che rievoca nell’immaginario collettivo pagine dense di
storia. Curata da Marcello Sorgi, vanta di oltre duecentocinquanta
immagini, che si snodano armoniosamente come un percorso nel tempo, alternandosi
ai filmati storici e ad alcune interviste dell’Archivio Rai. Il tutto sotto
l’egida dell’architetto Susanna Nobili. Scatti dei maggiori fotografi italiani e
opere di alcuni prestigiosi artisti internazionali, tra i quali emergono i nomi
di Helmut Newton, Bob Krieger, Burt Glinn, Guido Harari, Erich Lessing,
scandiscono come frammenti l’intensa vita dell’Avvocato. Un’infanzia dettata da
un’educazione rigorosa, ribadita dalla severità delle parole di Miss
Parker: “Remember, you are an Agnelli”. Un nome di prestigio, che Gianni
Agnelli ha saputo onorare e ribadire con l’imponenza della sua presenza. Una
figura distinta, slanciata, elegante, un uomo raffinato che detestava la
mediocrità. Dal lungo itinerario fotografico emerge un’immagine-simbolo, che lo
vede ritratto a soli dodici anni al volante di un’auto-giocattolo. Il tipico
abito alla marinara e la dignità del suo sguardo lasciavano presagire i tratti
distintivi di quel carisma che l’avrebbe contraddistinto negli anni a
venire.

A soli
quattordici anni, dopo la morte del padre Edoardo, diviene l’erede principale
dell’impero industriale e la sua educazione passa nelle mani del nonno Giovanni.
A diciotto anni il premio per la maturità: un viaggio negli Stati Uniti nella
culla del capitalismo americano che lo coinvolgerà per tutta la sua esistenza; i
ritmi scanditi da quel dinamismo vibrante, faranno di lui l’uomo dalle grandi
intuizioni. Molte le analogie tra Giovanni Agnelli, capostipite e fondatore
dell’impero Fiat, e l’Avvocato, entrambi mossi dalla sfida del progresso: l’uno
aveva introdotto il taylorismo, l’altro avrebbe affrontato il mercato
internazionale promuovendo l’azienda italiana come esempio da esportare. Il
tutto è riassunto in uno scatto del 1940 che li ritrae entrambi. Nel 1953 il
matrimonio con Marella Caracciolo, figlia del principe Caracciolo di Castagneto,
duca di Meleto e dell’americana Margaret Clark. L’eleganza di donna Marella è
immortalata in numerosi scatti: giovane e sorridente con il candido abito
nuziale; in età matura, compagna inseparabile di vita. L’importanza del suo
ruolo si evince in numerose raffigurazioni. Dal 1966 Gianni Agnelli prende in
mano le redini della Fiat, dimostrando con verve e determinazione di saper
attuare idee in anticipo sui tempi. Affronta eventi difficili, tensioni e
contraddizioni profonde. L’autunno caldo del ’69, gli anni del terrorismo, la
marcia dei Quarantamila, periodi tragici e laceranti, carpiti attraverso il
linguaggio di immagini in grado restituire quell’epoca. Giovanni Agnelli è
stato anche l’uomo che ha avuto il merito di far conoscere l’Italia nel mondo,
capace di dialogare con i grandi leader politici, amico di intellettuali
raffinati e di innumerevoli capi d’industria. Molteplici immagini lo ritraggono
con gli illustri personaggi della storia. Fece del suo modo d’essere uno stile:
l’orologio sul polsino, la cravatta sul maglione. La passione per il calcio, la
Ferrari, la vela, lo sci. La gioia immortalata sul volto dopo una vittoria della
Juventus, così come la rabbia dopo una sconfitta. Vi sono istanti di vita
privata che si spogliano di ogni cliché; il rapporto d’amore con i suoi adorati
husky è riassunto nella foto che ritrae l’avvocato mentre accarezza Died
Eyes.
Un altro aspetto tangibile della sua poliedrica personalità emerge
dalla passione per l’arte, di cui non fu semplice mecenate ma scrupoloso
osservatore. Il gusto estetico, la gioia di carpire un’opera cogliendola nei
meandri più intimi, gli avevano consentito di collezionare capolavori maestosi.
In uno scatto di Vito Liverani, che lo ritrae mentre discute un’opera, si evince
dalle rughe del volto l’espressione dell’animo. Le mani sono protese in avanti:
dall’intensità emotiva emerge tutto il suo amore per l’arte. Del resto, Andy
Warhol lo ritrasse in una serigrafia su fondo azzurro, che accoglie i visitatori
all’ingresso della mostra: il capitalista che fu amico dell’artista è
immortalato nel gesto tipico di portare alle labbra la sigaretta. Il suo
ultimo dono alla città di Torino fu proprio in nome dell’arte, la Pinacoteca
Agnelli, lo scrigno di Renzo Piano. Tenace anche di fronte al dolore della
malattia, sconfitto dal cancro alla prostata, muore il 24 gennaio 2003. Una
personalità cosmopolita, all’avanguardia, che assunse per il mondo intero un
ruolo di prestigio e d’identità. L’addio al senatore, all’avvocato, al più
grande capitalista italiano, resta indelebile nelle foto che immortalano la
folla di operai raccolta con devozione e rispetto. Il tour della mostra si
concluderà a Milano, al Palazzo della Ragione.

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Il nostro Presidente.
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ALE & RICKY
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La curva Sud non Vi dimentichera' mai..
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110 ANNI AD.. OPERA D'ARTE.
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Juventus, 110 anni a opera d`arte
(AGM-DS) - Milano, 24
ottobre - Una mostra, in un certo senso, spiazzante come un tiro di Platini o
avvolgente come un dribbling di Sivori. Un tentativo estetico molto singolare,
ma che vuole festeggiare in una Torino legata alla cultura e al senso del bello,
un`unione meno sacrale, ma sostanzialmente passionale con una realta` sportiva
come quella della `Signora` del calcio che compie 110 anni.
Dal 26
ottobre al 2 dicembre, nelle sale storiche di Palazzo Bricherasio, e` possibile
visitare la mostra `Juventus. 110 anni a opera d`arte`, dove in un`esposizione
curata da Luca Beatrice e organizzata in collaborazione con il club bianconero,
si puo` fare un viaggio attraverso la storia e i miti della Juventus, che
vengono accostati a opere d`arte di epoche e stili diversi. Insieme ai quadri,
anche i trofei e immagini della storia del club bianconero. Una storia iniziata
nell`autunno del 1897 su una panchina non lontana dal liceo classico `Massimo
D`Azeglio` e dove un gruppo di studenti diedero vita ad una delle squadre piu`
titolate nella storia del calcio. Studenti che firmarono l`atto di fondazione il
1° novembre di quell`anno e si riunirono nell`officina dei fratelli Canfari,
prima sede della Sport Club Juventus in corso Re Umberto 42.
Da allora
storia e titoli, immagini ed emozioni, che la mostra di Palazzo Bricherasio fa
percorrere per temi: dalla “Classe, estro e fantasia” dove i grandi: Omar
Sivori, tagliente in campo e fuori, rivive vicino ai tagli di Lucio Fontana,
artista italo-argentino, estroso ed unico nella sua arte, bucando e tagliando
tele, proprio come `El Cabezon` faceva, tagliando e bucando le difese
avversarie. Naturale e immediato l`abbinamento di Del Piero a Bernardino di
Betto, in arte Pinturicchio, al quale l`avvocato Agnelli accosto` l`attuale
bandiera della Juventus dei 110 anni, restituendo mediaticamente valore anche
all`opera del pittore perugino. Insieme a loro Zidane e Platini legati in questa
mostra al blu oltremare di Yves Klein, artista francese esponente del
neo-dadaismo, che diceva `il pittore deve creare costantemente un unico
capolavoro, se stesso` e i due assi francesi della Juventus sono stati
effettivamente capolavori di se stessi, a volte perfino troppo egocentrici, ma
incredibilmente `luminosi`, almeno in campo.
Dall`estro e la fantasia
alla fisicita` ed ecco la sala dedicata a `I gladiatori` dove i muscoli di
Benetti, Tardelli, Boniek, Davids e Nedved si `rispecchiano` nella plasticita` e
nel colore di opere come quelle di De Chirico o di Sironi, almeno in quella
parte di attivita` legata alle opere monumentali del periodo fascista o meglio
del classicismo ed esaltazione delle forme. Un`altra sala propone l`“Estetica
del bianco e nero” dove prorompente come il carisma stesso di Gianni Agnelli
campeggia uno dei ritratti che Andy Warhol ha fatto all`Avvocato. Un ulteriore
spazio tratta il tema “Torino siamo noi”, dove e` possibile ammirare una serie
di opere di artisti piu` o meno moderni, ma tutti rigorosamente juventini, come
quella di Enrico Paolucci dal titolo `Portiere della Juventus - Autoritratto
giovanile`, che propone se stesso con un vero passato da portiere in prima
squadra.
L`ultima sala di questo percorso nella storia della Juventus,
letta trasversalmente attraverso l`arte, propone opere dipinte non su tela, ma
sul campo e sono i trofei e i successi della `Signora` del calcio, che mette in
mostra le coppe piu` rappresentative vinte in Italia e nel mondo, maglie e
cimeli. L`ultimo, affascinante tocco d`artista, ma primo per chi avra` modo di
visitare la mostra, e` per la facciata del palazzo che ospita la mostra,
trasformato dall`artista Marco Lodola in una sorta di campo da calcio, con le
silhouette luminose di undici giocatori in maglia bianconera.
L`ultimo
gol, ma il piu` importante di questo evento, e` quello che l’intero incasso
della mostra sara` devoluto alla Fondazione Crescere insieme al Sant’Anna.
Quello che si dice il tocco finale dell`artista.

Juve, 20 mila euro per il
Sant'Anna
Alfonso Bonavita,
"Atteggiamenti supremi (sono il numero UNO)"
Juventus, 110 anni a opera
d'arte
Sono il ricavato della mostra «Juventus. 110 anni a opera
d’arte». Anche le sculture luminose di Lodola andranno all'asta per
beneficenza
TORINO È di oltre 20 mila euro la somma destinata alla
Fondazione ’Crescere Insieme al Sant’Annà onlus grazie al ricavato della mostra
«Juventus. 110 anni a opera d’arte», visitata da circa 10 mila persone in poco
più di un mese di esposizione nelle sale barocche di Palazzo Bricherasio a
Torino.
Il progetto «Crescere insieme al Sant’Anna» prevede la
ristrutturazione del reparto di Neonatologia dell’ospedale Sant’Anna di Torino.
Anche lo scultore Marco Lodola, le cui opere luminose sono esposte fino al 6
gennaio sulla facciata di palazzo Brocherasio, si è dimostrato sensibile al
progetto di beneficenza destinato ai bambini prematuri e ha voluto mettere
all’asta le sue 11 opere per devolvere il ricavato alla fondazione. L’asta si
terrà giovedì prossimo alle 19 presso l’Atahotel Principi di Piemonte a Torino.
La serata è a inviti.
«Sono felice che anche questa iniziativa abbia
avuto successo -commenta Daniele Farina, responsabile del reparto di
Neonatologia e portavoce della fondazione- e sono felice che la gente, oltre che
dall’interesse per la mostra, sia stata come sempre sollecitata dalla volontà di
fare del bene ai neonati che noi cresciamo con amore e che hanno bisogno
dell’aiuto di tutti per essere accuditi in un ambiente
confortevole». Soddisfatto anche il presidente della Juventus Giovanni
Cobolli Gigli che sottolinea: «La mostra dedicata ai 110 anni della Juventus è
stata un’idea che mi è piaciuta sin dall’inizio e ho trovato che la sua
realizzazione sia stata di elevato tono artistico».
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